L’affare termovalorizzatori

A carte scoperteRelazione antimafia sul ciclo dei rifiuti.

Continuiamo a ricostruire la verità.

A pagina 86 della Relazione si legge «Nei paragrafi precedenti si è già dato ampio risalto al ruolo di assoluto rilievo ricoperto dalla Catanzaro Costruzioni srl nel panorama del sistema dei rifiuti siciliano, precisando come questa impresa sia stata protagonista sia della vicenda legata all’affare dei termovalorizzatori (in quanto presente in uno dei raggruppamenti aggiudicatari della famosa convenzione) che della stagione degli ampliamenti e del progressivo consolidamento del monopolio dei gestori di privati».

Devo subito precisare che non è esatto definire la Catanzaro Costruzioni S.r.l. “protagonista della vicenda legata all’affare dei termovalorizzatori”. E questo perché:

l’impianto di Siculiana gestito dalla Catanzaro Costruzioni S.r.l. non è mai stato coinvolto a nessun titolo nella potenziale realizzazione dei termovalorizzatori.

Attribuire pertanto alla Catanzaro Costruzioni, nella parte della relazione dal titolo “La discarica di Siculiana e lo scioglimento del Comune”, il ruolo di protagonista nell’ambito dei previsti 4 termovalorizzatori in Sicilia nel 2002 non trova alcun riscontro nei fatti, che, come ho già detto, rappresenteranno il solo elemento di riferimento nella mia esposizione.

Vediamoli nel dettaglio:

Chiariamo subito che è solo in uno dei 4 termovalorizzatori che la società è stata coinvolta con il ruolo che a seguire riporto ;

Nel 2002 il Gruppo Enel S.p.A aveva in programma di investire risorse proprie per realizzare e gestire un impianto di termovalorizzazione da realizzarsi a Casteltermini (AG) ;

Alla luce di quel programma di investimenti, Enel S.p.A. iniziò a concordare diverse intese commerciali con decine di operatori industriali del settore operanti nei territori interessati (Trapani, Agrigento , Palermo) ;

In questo contesto maturò l’intesa commerciale tra il Gruppo Enel e la Catanzaro che avrebbe dovuto produrre e fornire C.D.R. (combustibile derivato dai rifiuti) implementando un’attività produttiva nella zona industriale di Agrigento, a pochi chilometri da Casteltermini e quindi logisticamente vicina al progettato impianto di termovalorizzazione;

Il Gruppo Enel avviò l’iniziativa, che fu poi sviluppata dalla PEA (Palermo Energia Ambiente), partecipata da Enel S.p.a., da Elettroambiente S.p.a., da Amia S.p.a. (oggi RAP S.p.a.), da EMIT S.p.a. e, soltanto per lo 0,82%, dalla Catanzaro Costruzioni S.r.l. ;

Su questo punto la Commissione Bratti, ampiamente richiamata nella relazione in esame in moltissime parti, ma non su questa, aveva già nel 2016 approfondito la vicenda ed aveva elencato tutti i contenziosi, pendenti o decisi, avanzati nei confronti della Regione Sicilia (pag. 329). E in nessuno di questi era presente la Catanzaro Costruzioni s.r.l., a riprova della marginalità nell’iniziativa del termovalorizzatore di Casteltermini .

Se fossi stato audito la Commissione avrebbe conosciuto e quindi meglio valutato ulteriormente il quadro, che per una delle aree che avrebbe dovuto essere interessata dall’attività, eventualmente legata alla realizzazione del termovalorizzatore di Casteltermini, nel 2015 è stata avanzata, con nota prt.1/2015, una richiesta per la realizzazione di un «impianto per rifiuti inerti, sito in contrada Serra di Palermo nel territorio del Comune di Aragona (AG)». Ad oggi, però, il Dipartimento Rifiuti, dopo cinque anni (ripeto cinque anni!!!!) dalla presentazione della domanda, non ha ancora avviato il relativo procedimento amministrativo.

Inoltre, grazie al contraddittorio, la Commissione avrebbe potuto approfondire sul tema, le differenti ipotesi del 2015 e del 2019 riferite a diverse Commissioni Parlamentari speciali d’inchiesta dall’audito ex Assessore N. Marino:

23-feb-2015:“Sono convinto che, se l’ipotesi investigativa che i colleghi di Palermo seguono è quella di un pagamento di tangenti a monte e poi per l’intervento della Corte di giustizia e per la gara deserta nel 2009 non fu possibile per i privati che si aggiudicarono e furono i firmatari delle convenzioni rientrare in un’ipotesi investigativa di quel denaro, anche perché la CATANZARO costruzioni faceva parte di una delle ATI che si aggiudicò l’ampliamento delle discariche è sospetto”;  

e ancora sullo stesso tema :

25-ott-2019 pezzo stampa non smentito – La Sicilia del 25 ottobre 2019 – riportando l’audizione davanti alla Commissione Antimafia dell’ARS dell’ex assessore riferisce di “dubbi” ed ancora che“ Alcuni Marino li evidenziò nel 2013 ai colleghi di Palermo, ma adesso il magistrato all’Antimafia dell’Ars li ribadisce come «evidenze investigative sottovalutate». Proprio dal 2009, dopo che va deserta la gara-bis, secondo la ricostruzione dell’ex assessore, si ha il boom di nuove discariche private, fra cui quelle di Siculiana, Motta S. Anastasia e Mazzarrà Sant’Andrea. Due fatti che Marino lega assieme in «un’ipotesi investigativa»: il mancato affare (con tangenti) dei termovalorizzatori è «contraccambiato» dall’«ampliamento a dismisura» degli impianti privati con «la concessione di autorizzazioni in palese violazione di legge»?”

Sarebbe stato a mio avviso doveroso assicurare il contraddittorio per approfondire le differenti ipotesi del 2015 e del 2019 attribuite all’ex Assessore sullo stesso tema.

 

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