Il livello di accreditamento e il trattamento di favore

A carte scoperte

Relazione antimafia sul ciclo dei rifiuti – Continuiamo a ricostruire la verità

In diverse occasioni la relazione della Commissione, sulla scorta di quanto ad Essa riferito, evidenzia un particolare livello di accreditamento che “i Catanzaro” avrebbero vantato all’interno dell’Amministrazione Regionale ed il trattamento di favore che avrebbe loro riservato il Governo regionale.

A pagina 86 della Relazione la Commissione è molto esplicita: «Allo stesso tempo si è ricostruito quali fossero, almeno fino ad epoca recente, i livelli di accreditamento e di apprezzamento che “i Catanzaro” potevano vantare presso l’interlocutore istituzionale». A pagina 100 il concetto è reso ancora più evidente: «l’interazione tra la Catanzaro Costruzioni srl e gli uffici della Regione mostra l’estrema pervasività di quegli uffici (con l’eccezione di pochi funzionari…), la loro subalternità nonché l’eccesso di disponibilità nel determinare condizioni, forme e tempi di quei processi autorizzativi».

Così unilateralmente, ovvero senza contraddittorio, ciò che è stato riferito alla Commissione.

Per completezza di informazione, rappresentiamo che già la Commissione Bratti nel 2016 (pag. 176) aveva affrontato questo profilo (anche attraverso l’audizione degli organi inquirenti), come a seguire meglio riportato.

A fronte dell’accusa proveniente da un funzionario dell’entourage del Sindaco (“…loro vedevano che Catanzaro presentava le sue istanze di venerdì sera e che lunedì mattina veniva tutto esitato, sempre positivamente”) correttamente si rappresentava che su questo non vi è stato alcun riscontro (“è rimasta la dichiarazione di questo funzionario”) e che dal punto di vista dei ricorsi amministrativi la Catanzaro ha sempre avuto ragione.

Andiamo a vedere, documentandoli, i fatti che delineano obiettivamente questo presunto scenario di preoccupante “pervasività”.

Per farlo dovrò addentrarmi in un percorso tra termini e procedure burocratiche non sempre piacevoli alla lettura e alla comprensione, avendo purtroppo la Commissione, sulla scorta di quanto ad Essa riferito, ancorato il pericoloso (e non vero, come provato negli anni dai Tribunali della Repubblica) concetto di pervasività, alla facilità con cui “i Catanzaro” avrebbero ottenuto le autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle attività imprenditoriali.

Ma alle parole preferiamo i dati.

Unica precisazione: la normativa, a differenza di ciò che si tenta di far passare come verità, non distingue gli impianti di trattamento dei rifiuti privati da quelli pubblici: dinanzi all’avvio e all’esecuzione di un procedimento amministrativo per il rilascio delle relative autorizzazioni, la Pubblica Amministrazione è tenuta a procedere non in relazione allo status giuridico del richiedente, ma  seguendo esclusivamente  l’ordine cronologico di arrivo delle richieste.

Già, infatti, nel 1999, la Regione Sicilia aveva previsto di escludere le società di privati dal diritto di conseguire le autorizzazioni con gli artt.3 e 5 dell’OPCM  2983 del 31-5-1999 che prevedevano di rilasciare le autorizzazioni per la realizzazione e l’esercizio delle discariche solo ad “impianti a titolarità e gestione pubblica”. Il Tribunale, con la Sentenza 1148-2001, ha annullato la citata previsione ed ha, tra l’altro, statuito il conseguente“pregiudizio della libertà di iniziativa economica privata garantita dagli artt. 41 e 43 della Costituzione “.

Passando ai dati, andiamo a vedere, negli atti e nei fatti, se realmente “i Catanzaro” abbiano goduto, come riferito alla Commissione, di una “corsia preferenziale accelerata”, frutto di un livello di accreditamento di favore, per la quale sono transitate, o meglio fatte benevolmente transitare, tutte le autorizzazioni nel tempo richieste e ottenute dagli Uffici Regionali.

Partiamo dal 2001 e, segnatamente, dalla richiesta avanzata dal Comune di Siculiana (ente pubblico) per l’ampliamento delle Vasche V1 e V2.

Autorizzazione Commissario Delegato n. 5018 del 2001- ampliamento delle Vasche V1 e V2

Richiedente: Comune di Siculiana ai sensi dell’art. 27 d.lgs. 22/1997

Inizio procedimento amministrativo: 02.10.2001

Fine procedimento amministrativo: 05.12.2001

Durata: 3 mesi

Autorizzazione – Commissario Delegato n. 14874 RSU Gab – 13.08.2004, primo modulo Vasca V3

Richiedente: Comune di Siculiana ai sensi del d.lgs. 152/2006

Inizio procedimento amministrativo: 14.05.2004

Fine procedimento amministrativo: 13.08.2004

Durata: 2 mesi

N.B: la superiore autorizzazione è stata oggetto di ricorso amministrativo presentato dal Gestore.

Autorizzazione – DRS n. 1383 del 2006, relativo allaVasca V3

Richiedente: Catanzaro Costruzioni S.r.l. d.lgs. 59/2005

Inizio procedimento amministrativo: 01.03.2005

Fine procedimento amministrativo: 04.12.2006

Durata: 1 anno 9 mesi

N.B: la superiore autorizzazione è stata oggetto di ricorso amministrativo al TAR del Comune di Siculiana il 23 gennaio 2007, di richiesta da parte del Comune di parere del 18 aprile 2007 al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, di ricorso al CGARS (Consiglio Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana) da parte del Comune e di specifici accertamenti, a seguito delle denunce del Sindaco, da parte della Procura di Agrigento.

Autorizzazione – DRS n. 268 del 2008, relativo all’ampliamento dell’esistente Vasca V3

Richiedente: Catanzaro Costruzioni S.r.l., gestore, ai sensi del d.lgs. 152/2006

Inizio procedimento amministrativo: 3.08.2007

Fine procedimento amministrativo: 8.04.2008

Durata: 9 mesi

N.B: la superiore autorizzazione è stata oggetto di ricorso amministrativo presentato dal Comune di Siculiana.

Autorizzazione DRS n. 1362 del 2009, relativo alla Vasca denominata V4

Richiedente: Catanzaro Costruzioni S.r.l., gestore, ai sensi del d.lgs. 152/2006

Inizio procedimento amministrativo: 08.10.2008

Fine procedimento amministrativo: 23.12.2009

Durata: 1 anno e 2 mesi

N.B: la superiore autorizzazione è stata oggetto: di ricorso amministrativo presentato dal Comune di Montallegro nel 2010; di specifici accertamenti della Procura di Palermo, di verifica/revisione straordinaria ex L.241-90 da parte del Dipartimento Ambiente nel 2013 e, previo parere di 12 Enti Pubblici, del Dipartimento Rifiuti nel luglio e settembre 2014.

Autorizzazione Impianto di Trasferenza a Campobello di Licata (AG)

Richiedente: Itras S.r.l. – società all’epoca del Gruppo Catanzaro

Inizio procedimento amministrativo: 20.01.2011

Fine procedimento amministrativo: 02.08.2012

Durata: 1 anno e 7 mesi

NB: In questo specifico caso il Dipartimento Rifiuti, con nota prot. N. 22601/S7 del 15 maggio 2012, ha rigettato la richiesta e l’autorizzazione è stata rilasciata il 2.08.2012 con Ordinanza dal Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo. Si tratta del procedimento amministrativo in relazione al quale il Direttore Dott. MarcoLupo ha sollecitato l’incontro tra Giuseppe Catanzaro e Nicolò Marino.

Autorizzazione D.C. n. 1638 del 2015, relativo all’impianto di produzione di compost

Richiedente: RVR società del Gruppo Catanzaro

Inizio procedimento amministrativo: 07.09.2011

Fine procedimento amministrativo: 12.10.2015

Durata: 4 anni e 1 mese

N.B: In relazione al comportamento omissivo della Regione siciliana valga l’esposto presentato il 27.01.2015, con nota prot. 01, da Giuseppe Catanzaro, con cui denunciava la condotta omissiva del servizio VIA dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, all’epoca dei fatti retto dall’Assessore M. Lo Bello; il procedimento davanti al TAR ha registrato anche la mancata esecuzione della Sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo (n. 00196/2015) adito dalla Società.  La Sentenza in parola non è stata eseguita e la società è stata costretta a chiedere l’intervento ulteriore del Commissario ad Acta (Decreto Commissariale 1638-2015).

Autorizzazione DDG n. 1651 del 2015 – impianto di trattamento meccanico biologico (TMB)

Richiedente: Catanzaro Costruzioni S.r.l.

Inizio procedimento amministrativo: 19.12.2013

Fine procedimento amministrativo: 13.05.2019

Il 13.10.2015, dopo più di due anni dalla richiesta del 19 dicembre 2013, è stato emanato il DDG n. 1651 (integrato dal DDG n. 1946/2015), avverso il quale però, alla luce di silenzi, omissioni ed altre anomalie che avevano caratterizzato tutto il procedimento amministrativo, la Società ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per Regione Siciliana, il quale, come vedremo, ci ha dato ragione.

Il 13.05.2019, infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Regione Siciliana, Sezione Prima, pronunciandosi definitivamente sul ricorso avverso il DDG n. 1651/2015, lo ha accolto e ha annullato il DDG 1651-2015, disponendo che la Segreteria sezionale provvedesse alla trasmissione della sentenza rispettivamente alla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, al Segretario Generale della Presidenza della Regione Siciliana e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo per le eventuali rispettive valutazioni di competenza. Il 13.12.2019 la superiore sentenza ha acquisito l’autorità di cosa giudicata.

Se avessi avuto la possibilità di riferire tutto questo nel corso dell’attività d’inchiesta, la Commissione, dopo avermi ascoltato, avrebbe potuto valutare di domandare a quegli stessi funzionari della regione per quale motivo hanno mancato di riferire in merito ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria (00196/2015 e 01318/2019) nei quali si accertano i danni subiti dai “Catanzaro” a causa della condotta dell’Amministrazione Regionale.

Perché questi elementi, seppure conosciuti dai funzionari auditi, non sono stati offerti alla Commissione, sebbene si tratti di accertamenti dei Tribunali della Repubblica?

Se nel corso dell’attività d’inchiesta avessi avuto la possibilità di confrontarmi su questi ed altri temi, la Commissione avrebbe potuto valutare, altresì, di approfondire le motivazioni che nel 2013 hanno reso estremamente complesso e complicato il rilascio dell’autorizzazione per l’impianto di riduzione dei rifiuti biodegradabili (TMB) richiesta dai “Catanzaro”, i quali hanno dovuto attendere ben due anni, per poi alla fine vedersi rilasciare un’autorizzazione gravemente viziata, al punto tale da essere annullata dal Tribunale il 13 maggio 2019. Allo stesso tempo, la Commissione avrebbe potuto cercare di comprendere come mai, invece, altri operatori siano riusciti ad ottenere la medesima autorizzazione in soli 24 (e 38) giorni lavorativi.

Autorizzazione per impianto di trattamento di rifiuti inerti

Richiedente: Catanzaro Siag S.r.l.

Inizio procedimento amministrativo: 19.12.2015

Fine procedimento amministrativo: ?

Durata: (in corso, dopo 5 anni)

Autorizzazione impianto di trattamento meccanico biologico provvisorio:

Ordinanza ex art 191 d.lgs 152-2006 n. 10/Rif del 20.07.2016

Nell’ambito delle misure adottate per l’ennesima emergenza, concessa ex art. 191, c. 4 d.lgs. 152/2006, dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Presidente della Regione, attraverso il ricorso ai poteri emergenziali, nel luglio 2016 ha “diffidato” la Catanzaro Costruzioni S.r.l. a presentare “entro 3 giorni” l’istanza per la realizzazione dell’impianto provvisorio di trattamento dei rifiuti. Così la Società ottempera e, il 20 luglio 2016, viene adottata l’Ordinanza 10/Rif del 20/07/16 per il trattamento meccanico biologico attraverso l’impianto provvisorio. Il 31.05.2018 la Società, allo scadere dell’autorizzazione provvisoria, non avendo neanche alla data odierna ottenuto l’autorizzazione “ordinaria” – richiesta, come già evidenziato, fin dal 2013 – è stata costretta a chiudere l’impianto di trattamento meccanico biologico provvisorio ed a procedere al licenziamento collettivo di gran parte dei propri dipendenti.

Autorizzazione per un impianto di trattamento meccanico biologico (II)

Richiedente: Catanzaro Costruzioni S.r.l.

Inizio procedimento amministrativo: 29.12.2017

Fine procedimento amministrativo: in corso

Durata: ?

N.B: A fronte dei ritardi dell’Amministrazione, considerato l’eccessivo tempo già trascorso, la Società è stata costretta, ancora una volta, ad adire l’autorità giudiziaria amministrativa (proc. n. 484/2019).

I dati oggettivi elencati in dettaglio dipingono un quadro diametralmente opposto a quello che la Commissione, sulla scorta di quanto ad Essa riferito da soggetti controinteressati, ha delineato nella sua Relazione conclusiva.

Eppure, risulta fin troppo semplice notare la differenza di durata dell’iter di rilascio dell’autorizzazione richiesta dal Comune di Siculiana, citata a titolo di esempio, da quella che mediamente caratterizza il procedimento per il rilascio delle autorizzazioni richieste dai “Catanzaro”.

Analizzando con la dovuta attenzione i tempi per il rilascio delle autorizzazioni richieste ciò che balza subito agli occhi non è certo la celerità delle decisioni ma piuttosto l’incomprensibile dilatazione dei procedimenti.

Senza dimenticare un fattore non trascurabile, che non dovrebbe sfuggire alla ricostruzione da parte di una Commissione istituzionale con le sue potenzialità di indagine, e cioè che gran parte delle autorizzazioni sono state ottenute soltanto a seguito di un travagliato percorso risolto solamente grazie all’intervento dell’autorità giudiziaria amministrativa.

In conclusione, i fatti e gli atti elencati dimostrano una realtà incompatibile con quanto riferito alla Commissione, e cioè che il sottoscritto e le società del Gruppo Catanzaro avrebbero invece potuto disporre a proprio piacimento di un’amministrazione regionale a loro subalterna, nonché di una personalissima libertà di manovra per condizionare e determinare condizioni, forme e tempi dei processi autorizzativi.

Certo, se la Commissione avesse richiesto l’audizione del sottoscritto – o avesse, quantomeno, accolto la mia istanza del 12 febbraio e mi avesse “concesso” la possibilità di una rappresentazione dettagliata e documentata dei fatti – avrebbe evitato di trarre conclusioni che non rappresentano assolutamente la realtà ma che, purtroppo, restano cristallizzate nella ufficialità di un documento istituzionale. Se avessi potuto rappresentare tutto questo, esibendo atti, documenti e provvedimenti giudiziari, la Commissione avrebbe potuto valutare diversamente anche le dichiarazioni dei funzionari pubblici auditi, decidendo magari di riconvocarli per ottenere ulteriori spiegazioni e chiarimenti anche per approfondire, a titolo di esempio, il mancato riscontro, da parte dell’Amministrazione della Regione, all’Ordine dell’Autorità Giudiziaria Amministrativa nel 2015 e nel 2019.

Ed ancora, la Commissione avrebbe potuto, ad esempio, accertare che l’ultima autorizzazione efficace rilasciata alla Catanzaro Costruzioni S.r.l. risale al 2009 e che tra il 2012 e il 2017, durante il Governo Crocetta, la Società non ha utilmente ottenuto alcuna delle autorizzazioni richieste (pur avendone diritto, come accertato dalla competente autorità giudiziaria amministrativa).

Avrebbe potuto riscontrare, altresì, come la Società in tempi recenti sia stata costretta a procedere a dolorosi licenziamenti collettivi a causa dei ritardi e delle omissioni di quello stesso interlocutore istituzionale – l’amministrazione regionale – presso il quale, secondo quanto riferito alla Commissione, poteva vantare particolari livelli di accreditamento e pervasività.

Infine, a proposito di accreditamento e pervasività, la Commissione avrebbe potuto anche verificare che da quando si insedia il Governo Crocetta, novembre 2012, fino alla fine della legislatura 2017, i conferimenti nell’impianto di Siculiana diminuiscono da 400.000 a 149.000 T.te/anno facendo registrare un decremento del 62,50 %; ed ancora che, a fronte dell’aumento “forzato” dei conferimenti, imposti con Ordinanza del Presidente della Regione, “i Catanzaro” hanno segnalato il 27-lug-2015 la circostanza alla Procura della Repubblica e proposto ricorso al TAR.

Concludendo, se avessi potuto rappresentare tutto questo in sede di audizione, sono certo che la Commissione avrebbe anche fatto luce sul dato da cui sono partito: la differenza di durata dei procedimenti amministrativi legata allo status giuridico del soggetto richiedente, nonostante ciò sia contrario alla legge, come, ad esempio, nel caso del Comune di Siculiana.

Viene spontaneo chiedersi quale trattamento avrebbero ricevuto “i Catanzaro” se non avessero goduto di tutti questi benefici frutto di accreditamento e pervasività! Ci si trova purtroppo e semplicemente di fronte ad una fantasiosa rappresentazione offerta alla Commissione, contraria ai fatti documentati.

Mi domando ancora, legittimamente, perché?

 

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