La legittimità degli atti autorizzativi rilasciati alla Catanzaro Costruzioni

A carte scoperte – Relazione antimafia sul ciclo dei rifiuti.

Continuiamo a ricostruire la verità.

Nella Relazione conclusiva la Commissione si mostra convinta dell’irregolarità delle autorizzazioni rilasciate nel tempo alla Catanzaro Costruzioni S.r.l.

Il superiore convincimento prende le mosse da suggestive ipotesi, offerte alla Commissione nel corso di alcune audizioni, ancorate a risalenti attività ispettive, tutte accomunate, però, da un unico denominatore: le teorie che ne avevano formato il punto di partenza, quelle ipotesi allo stadio iniziale, sono state tutte smentite dagli esiti di tutti i procedimenti di verifica, i quali hanno sempre confermato la perfetta liceità delle attività svolte dalla Catanzaro Costruzioni S.r.l.

In particolare, più volte la Relazione conclusiva giunge alle sue considerazioni sulla base di un atto di Polizia Giudiziaria prodotto nell’ambito di un procedimento penale che riguardava diverse società, procedimento che, come dà atto la stessa Commissione Antimafia, è stato archiviato.

Va ricordato come alla Commissione non sia stato riferito dell’esito dei numerosi approfondimenti svolti, sia in sede amministrativa, che in sede giudiziaria e che hanno confermato la bontà dell’operato della Società.

È questo, probabilmente, il motivo che conduce la Commissione a qualificare irregolari le autorizzazioni ottenute dalla Catanzaro Costruzioni S.r.l.

Esempio lampante è quantosi legge a pag. 92 della relazione: la Commissione lascia intendere che, a fronte delle «preoccupanti irregolarità» ipotizzate dalla Commissione ispettiva voluta dall’assessore Nicolò Marino, gli uffici apicali della Regione – ossia quelli su cui, a detta della stessa Commissione, si esercitava la pervasività dei fratelli Catanzaro – avrebbero evitato di dar corso ad ulteriori approfondimenti, considerando queste irregolarità un «dettaglio trascurabile».  Chi ha riferito ciò alla Commissione Antimafia, come dimostrerò  in seguito, ha riferito una tesi fantasiosa sradicata dalla realtà.

Ebbene, se mi si fosse stata offerta la possibilità di far luce sugli asseriti profili di irregolarità delle autorizzazioni rilasciate alla Società, la Commissione Antimafia avrebbe potuto visionare la documentazione a supporto e, forse, approfondire e riconoscere quegli esiti giudiziari (e non solo) idonei a “stroncare” definitivamente questo continuo clima di sospetto del tutto ingiustificato.

Per dimostrare compiutamente le inesattezze sul punto, contenute nella Relazione finale della Commissione, dobbiamo entrare nel merito dei procedimenti, lasciando ancora una volta che parlino i fatti e i documenti ad essi relativi.

Il procedimento amministrativo di secondo grado ex L.241-90

La relazione finale ricorda la Commissione Marino, nominata a seguito di una «esplicita richiesta» avanzata dal Nucleo Operativo Ecologico di Palermo, con nota n. 86/18 del 29.10.2013, nell’ambito di un procedimento penale che ha esaminato l’attività di diverse società, comprese quelle  cosiddette pubbliche, e dei cui accertamenti, per quanto consta, sebbene noti in dettaglio a diversi degli auditi, i relativi esiti non sarebbero stati riferiti alla Commissione Antimafia.

Chiariamo, spero una volta per tutte, dunque, che –a dispetto del fuoco di paglia mediatico alimentato in questi ultimi anni -a disporre il controllo sulle attività dei Catanzaro non è stato l’ex AssessoreNicolòMarino ma, solo e soltanto, l’Autorità Giudiziaria.

Vero è, invece, che dalle carte sembrerebbe emergere che l’ex Assessore conoscesse in anticipo ciò che sarebbe stato autorizzato, in seguito, dalla Procura della Repubblica che conduceva le indagini.

La vicenda, per la sua importanza e per la sua articolazione, merita una ricostruzione compiuta dell’esatta cronistoria. Mi devo necessariamente sostituire a chi avrebbe potuto – o meglio, dovuto – farlo.

Il 29.10.2013 il Nucleo Operativo Ecologico di Palermo inviava la nota n. 86/18 del 29.10.2013 ai due Assessorati Regionali competenti: l’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità – Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti e l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente – Dipartimento Regionale dell’Ambiente. Ad essere preciso, consegnandola a mano il 29.10.2013 al primo e recapitandola, ordinariamente, il 4.11.2013 al Dipartimento del secondo Assessorato.

Ai primi di novembre l’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità – Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti istituiva un’apposita Commissione tecnica di verifica, composta da membri esperti, anche esterni alla P.A. nominati fiduciariamente dall’Assessore in carica.

Il 27.11.2013, con nota prot. n. 50984 l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente – Dipartimento Regionale dell’Ambiente, dava seguito alla richiesta del Nucleo Operativo Ecologico di Palermo rappresentando  sul tema oggetto di verifica i ricorsi all’A.G. presentati dal Comune di Siculiana(non accolti), nonché le proprie osservazioni, senza segnalare criticità, e allegando i relativi documenti.

Il 15.01.2014 la predetta Commissione tecnica di verifica depositava la sua Relazione finale.

Il 29.01.2014 l’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità – Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, con nota prot. 3801, avviava il procedimento di secondo grado «per la revisione del provvedimento di rilascio dell’AIA per la realizzazione e l’esercizio della Vasca V 4 nella configurazione complessiva di 2.937.379 mc della discarica sita in C.da Materano nel territorio del Comune di Siculiana (AG) ed in parte nel Comune di Montallegro – D.R.S. n. 1362 del 23 dicembre 2009».

Il 26.02.2014 la Catanzaro Costruzioni S.r.l., con nota prot. n. 238/14, depositava le proprie osservazioni all’interno del suddetto procedimento amministrativo di secondo grado.

Il 13.05.2014 il Nucleo Operativo Ecologico di Palermo, nonostante fosse ancora in corso il procedimento amministrativo straordinario di secondo grado (i cui accertamenti il 29-10-2013erano stati ritenutinecessari dallo stesso Nucleo di P.G.), con l’informativa n. 86/18-6-2013 richiedeva al Pubblico Ministero di disporre il «sequestro dell’intero impianto di discarica», oltre all’applicazione di misure cautelari personali.

Il 27.05.2014, con nota prot. n. 678/14, la Società faceva avere le medesime osservazioni – già prodotte nel procedimento amministrativo – anche alla Procura della Repubblica di Palermo, completandole con tutte quelle precisazioni utili alle indagini e corredandole dei rispettivi allegati.

Il 13.06.2014, il Dipartimento Regionale dell’Ambiente, con nota prot. 27555 comunicava che per l’impianto di Siculiana non risultavano segnalazioni di non conformità alle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni da parte degli organi di controllo (ARPA e Provincia Regionale di Agrigento).

Il 20.06.2014, nella Conferenza di Servizi convocata per rispondere alle richieste avanzate dal Nucleo Operativo Ecologico di Palermo il 29-10-2013, tutti i 12 Enti coinvolti nel procedimento di controllo straordinario confermavano la regolarità delle procedure.

Il 17.07.2014, al termine di tutti gli accertamenti, svolti in parallelo alle indagini preliminari svolte nel procedimento penale, l’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità – Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, con provvedimento n. 28115, non avendo riscontrato le irregolarità paventate nella nota n. 86/18 del 29.10.2013 del Nucleo Operativo Ecologico di Palermo, disponeva la conclusione del procedimento e la conseguente archiviazione dello stesso.

Quasi contemporaneamente all’esito delle verifiche sollecitate dal Nucleo Operativo Ecologico di Palermo ai due assessorati regionali, il 24 luglio 2014, il Presidente della Regione, alla luce «dell’inchiesta recente della Procura del pool antimafia di Palermo …..” indirizzava una nota al Dirigente Generale delDipartimento Regionale dell’Ambiente, con la quale chiedeva l’avvio di «una ricerca e una valutazione sui suddetti rapporti al fine di verificare eventuali irregolarità». La stessa nota veniva inviata, inoltre, per conoscenza anche all’Assessore regionale del Territorio e Ambiente, al Segretario Generale della Presidenza della Regione, nonché alla Procuradi Palermo.

Vista la nota del Presidente della Regione, anche le autorizzazioni rilasciate nel tempo alla Catanzaro Costruzioni S.r.l. venivano, di conseguenza, sottoposte a un’ulteriore verifica da parte dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente – Dipartimento Regionale dell’Ambiente, il quale, a sua volta, confermava la regolarità delle procedure autorizzative che avevano riguardato la Catanzaro Costruzioni S.r.l., senza effettuare contestazioni, richiamo o rilievi.

Anche alla luce di questi ultimi accertamenti, il 09.09.2014 l’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità – Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, con nota prot. n. 34225, confermava la definitiva «chiusura del procedimento di secondo grado», disponendo «la conferma del provvedimento n. 28115 del 17 luglio 2014», con il quale, non avendo riscontrato le irregolarità paventate nella nota n. 86/18 del 29.10.2013 del Nucleo Operativo Ecologico di Palermo, si disponeva la conclusione del procedimento e la sua conseguente archiviazione.

Il 16.09.2014, dopo la comunicazione ufficiale di entrambi gli esiti dei controlli effettuati dagli Assessorati Regionali, coinvolti dal Nucleo Operativo Ecologico di Palermo, con nota prot. 86/18-9-2014, lo stesso NOE riferiva al Pubblico Ministero: «fatta salva la correttezza delle risultanze formalizzate dalla citata Commissione nella relazione conclusiva, va precisato che la stessa, comunque, non ha mai approfondito l’aspetto relativo alla titolarità dei terreni sui quali la discarica nel tempo è andata ad insistere, nonostante la nota di questo Nucleo avente protocollo n. 86/18, datata 29.10.2013».

Si vedrà meglio in seguito come anche questa successiva affermazione (in ordine agli accertamenti sulla titolarità dei terreni) non fosse corrispondente alla realtà dei fatti, poiché la Commissione tecnica di verifica si occupò anche della questione relativa alla titolarità dei terreni sebbene non abbia poi ritenuto di riportarlo nella propria relazione finale.

In ogni caso il Pubblico Ministero, che conosceva già l’esito di tutte le verifiche condotte in sede amministrativa, come pure tutti i chiarimenti forniti in quella sede dalla Società stessa con la nota prot. n. 678 del 27.05.2014, proprio per dissipare ogni dubbio sollevato dalla nota dei NOE n.86/18-9-2013, disponeva di ascoltare a sommarie informazioni testimoniali tutti i componenti della Commissione tecnica.

Anche questa ulteriore attività d’indagine finiva per confermare,ancora una volta, la regolarità sia delle autorizzazioni della Catanzaro Costruzioni S.r.l., che dello stesso procedimento amministrativo straordinario di secondo grado.E non solo.

Questa stessa indagine “suppletiva” rivelò che ben due avvocati competenti in materia – contattati proprio dalla CommissioneMarino al fine di ottenere specifici ragguagli relativamente all’aspetto legato alla cosiddetta “disponibilità dei terreni” – avevano ulteriormente confermato la piena regolarità dei procedimenti di rilascio delle autorizzazioni alla Catanzaro Costruzioni S.r.l.

La lettura dei verbali delle informazioni testimoniali raccolte dal Pubblico Ministero conferma, inoltre, come la stessa Commissione di verifica abbia effettuato sul tema dei terreni verifiche legali nonché specifici accertamenti catastali delle particelle interessate dalle procedure di rilascio delle Autorizzazioni Integrate Ambientali.

Il 16.10.2014, infatti, una componente della Commissione di verifica (competente in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale), sentita a sommarie informazioni testimoniali dalla polizia giudiziaria, a una specifica domanda in proposito rispondeva: «il problema si pose in merito alla legittimità delle procedure attraverso le quali l’area oggetto della Vasca V4 era stata dichiarata di pubblica utilità […] Tale esproprio a favore di un privato aveva suscitato perplessità sia nella sottoscritta che nei restanti membri della commissione per cui si era deciso anche insieme all’assessore Marino ed al presidente Buceti, di consultare un avvocato di cui non ricordo il nome…che aveva esperienza in materia. Lo stesso avvocato dopo aver esaminato gli atti forniti ci disse che la procedura utilizzata dall’ARTA […] era rispondente a quanto previsto dalla normativa in materia […] e che pertanto non sussistevano problemi in merito alla vicenda».

Dopo tutti questi ripetuti passaggi di indagine e di approfondimento il 05.08.2015, su richiesta della Procura della Repubblica, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo, dispose l’archiviazione del procedimento relativamente alla mia posizione ed a quella di mio fratello Lorenzo.

E’ una cronistoria di fatti piuttosto lineari e di facile comprensione, eppure tutto questo -essendo stato impedito il contraddittorio- non trova spazio nella Relazione finale della Commissione,alla quale sembrerebbeche non siano stati riferiti gli specifici approfondimenti (ed i relativi esiti), effettuati, sia in sede amministrativa che giudiziaria, successivi alla più volte richiamata nota del NOE del 13-5-2014;

Perché si è verificato tutto questo?

Perché alla Commissione non è stata offerta la possibilità di valutare compiutamente tutti gli elementi?

Perché quegli esiti delle riunioni effettuate con la partecipazione dei due legali coinvolti non hanno trovato spazio nella relazione finale redatta dalla Commissione Marino?

Perché in quella stessa relazione non compaiono gli esiti delle verifiche catastali effettuate dalla Commissione?

Se avessi avuto la possibilità di offrire il mio contributo all’attività d’inchiesta svolta dalla Commissione Antimafia, avrei potuto far emergere tutto ciò in quella sede, prima che venissero messe nero su bianco e rese pubbliche e “istituzionali” le imprecisioni contenute nella relazione finale.

Avrei potuto sottoporre alla Commissione tutte quelle stranezze, che non le sono state rappresentate, che hanno riguardato la Commissione Marino e la sua relazione finale e che potrebbero avere condizionato l’attivazione delle successive verifiche straordinarie.

Una tra tutte: proprio sulla scorta della relazione Marino è stato comunicato al Pubblico Ministero che risultava essere stato «omesso di invitare alle conferenze dei servizi inerenti l’istruttoria relativa al rilascio dell’AIA DDG. n. 1362, datata 23.12.2009… il Dipartimento Urbanistica dell’ARTA».

Sul punto, invito a leggere la nota dell’ARTA prot 86660 del 23-11-2009, la quale fornisce la prova dell’esatto contrario, ovvero che il Dipartimento Urbanistica era stato ritualmente invitato.

Se prima dell’approvazione della sua relazione finale la Commissione Antimafia avesse avuto modo di conoscere queste e molte altre cose, sono certo che non si sarebbe determinata a mettere nero su bianco che «il lavoro della “Commissione Marino”, pur in presenza di significative evidenze sulle irregolarità e le illegittimità accumulate, (è rimasto) lettera morta».

Purtroppo, la Commissione ha disposto della ricostruzione parziale offertale da soggetti, che definirei “controinteressati”,  i quali sembrerebbero avere preferito non rappresentare i fatti nella loro interezza.

Fortunatamente, sono certo che grazie alle informazioni offerte negli anni alle competenti Istituzioni, nonché grazie al lavoro dei miei avvocati, simili incidenti non si ripeteranno più.

Non posso nascondere la mia amarezza per quello che è successo ma sono confortato dalla certezza che anche la Commissione Antimafia, se avesse disposto di un panorama informativo più completo, sarebbe pervenuta a conclusioni ben lontane da quelle che abbiamo letto nella relazione finale.

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